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Archivio Storico Treccani:
una questione nazionale

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Nell'ambito del lungo processo di ristrutturazione, che interessa ormai da molti anni l'Istituto della Enciclopedia Italiana, cioè laTreccani (i primi provvedimenti per favorire l'esodo su base volontaria dei lavoratori, con il contemporaneo blocco del turn-over, risalgono all'incirca al 1992-'93), si colloca, oggi, la sostanziale soppressione dell'Archivio storico dell'Istituto.

 

L'Archivio storico, fondato nel 1986, fino al dicembre scorso occupava 5 dipendenti e 6 collaboratori. Con risoluzione recente, l'Amministratore delegato Francesco Tatò e il presidente, Giuliano Amato, ne hanno deciso l'accorpamento alla Biblioteca e il contestuale versamento dei fondi più importanti all'Archivio centrale dello Stato.

Nemmeno negli anni più difficili i vertici dell'Istituto della enciclopedia italiana avevano mai messo in discussione la rilevanza, e la necessità, dell'Archivio storico della Treccani.

 

La nostra valutazione è che tale proposito sia frutto di un mero calcolo di contenimento dei costi di struttura; tale obiettivo, da alcuni anni, risulta al centro degli intendimenti del vertice aziendale: ancora oggi, e per la terza volta nell'arco di pochi anni, siamo alle prese con un accordo che, attraverso il ricorso al contratto di solidarietà, cerca di attenuare gli effetti della dichiarazione di esuberi da parte dell'Azienda.

Risalta, infatti, l'incongruenza tra la natura dell'Istituto – autore/editore di rilevanza nazionale che, a partire dalla impresa gentiliana della grande Enciclopedia di scienze, lettere ed arti, ha rappresentato costantemente un luogo di eccellenza della cultura e della editoria libraria, tanto da avere conclamata dignità istituzionale nazionale - e le scelte dell'attuale vertice, segnate da immobilismo imprenditoriale unito a una decisa politica di dismissione delle strutture di produzione e valorizzazione culturale.

 

La recente decisione dell'Amm. Delegato, Francesco Tatò, e del presidente Amato, suscita perciò, in noi, grandissima preoccupazione: in un quadro di contrazione vistosa della produzione e di esternalizzazione sistematica del lavoro (a cominciare dalla produzione redazionale), la soppressione della struttura dell'Archivio, e la cessione dei fondi custoditi, oltre a rappresentare una grave amputazione della memoria storica dell'Istituto, generano, di fatto, esuberi, senza che si evidenzi nessuna volontà di riconversione delle attività e del personale.

Abbiamo inoltre il fondato timore che, date le politiche di costante riduzione dei fondi pubblici destinati agli archivi in genere e, in particolare, all'Archivio centrale dello stato, il “Centrale” non abbia nessuna possibilità  di dare la giusta rilevanza ai fondi versati dalla Treccani, che rischiano quindi di giacere in un deposito, sottratti alla consultazione e alla valorizzazione degli studiosi.

Mentre lamentiamo la creazione degli esuberi tra i lavoratori dipendenti, riproviamo la disinvolta politica di espulsione dei collaboratori precari, 6 dei quali, storici e archivisti, in Archivio: a costoro è stato dato il benservito dopo 20 anni di lavoro!

 

Stupisce che, proprio in occasione delle ricorrenze legate al 150° della Repubblica, l'Istituto della Enciclopedia Italiana (il cui presidente è nominato dal Presidente della Repubblica) abbia deciso di negare la dignità e il valore di una struttura che conferiva prestigio e autorevolezza all'Istituto, e ne incarnava la storia a tutto beneficio della comunità scientifica.

 

Non si comprende per altro quale è il vantaggio economico, se c’è: 5 dipendenti dovranno essere ricollocati in azienda, ma intanto nella Biblioteca sono state apportate recentemente consistenti contrazioni; invece i 6 collaboratori il cui contributo è stato ritenuto superfluo potevano costare, complessivamente, meno di un solo dipendente!

 

 

Né si può imputare al costo della sede l'onerosità dell'Archivio storico: la sede dell'Archivio è, infatti, di proprietà dell'Istituto, e, fino ad oggi, lo stabile in cui si trova, svuotato sistematicamente delle attività redazionali, non ha avuto nessun altro impiego.

 

Ci chiediamo: come mai la Treccani tiene locali di gran pregio, nel centro storico di Roma, vuoti e inutilizzati, mentre appalta all'esterno la gran parte delle proprie attività?

 

Rileviamo, infine, che gli attuali vertici dell'Istituto (cui, anche recentemente, in sede di confronto, avevamo formulato la proposta), non hanno mai accolto l'idea di una “fondazione” per Biblioteca, Archivio storico e Dizionario biografico degli italiani.

 

Ribadiamo la nostra richiesta che ogni iniziativa riguardante la cessione della documentazione dell'Archivio storico Treccani - ovvero la sua sostanziale trasformazione o addirittura la sua soppressione -, venga discussa, in modo aperto e trasparente, nell'ambito del confronto aziendale previsto dal Contratto di solidarietà,che invece sta procedendo in modo spesso inconcludente, ma anche in ambito pubblico, perché pubblico è il ruolo dell'Archivio storico, e rilevante a fini nazionali la sua funzione; reiteriamo, al riguardo, la nostra richiesta affinché, data la rilevanza nazionale della Treccani tutta, ogni decisione al riguardo sia frutto delle valutazioni di una commissione di esperti, in ambito storico e archivistico, che faccia riferimento alla Presidenza della Repubblica.

 

 

                        SLC-CGIL Nazionale                        SLC-CGIL Roma e Lazio

                           Massimo Cestaro                                 Massimo Luciani

 

 

 

  Roma, 10 gennaio ’12