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TIM appalti e consulenze (11-18)

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Appalti: dove finisce il “lavoro che non c’è”

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La piattaforma licenziata dal coordinamento nazionale Slc-Fistel-UILcom per il rinnovo del contratto di secondo livello, approvata dalla stragrande maggioranza delle lavoratrici e lavoratori, prevede tra le rivendicazioni quella di istituire un Osservatorio permanente e paritetico che entri nel merito delle percentuali della manodopera sociale/manodopera d'impresa di Rete, IT e Caring, che fa il paio con analoghe rivendicazioni in sede di rinnovo del CCNL Tlc e relazioni presso il Ministero dello Sviluppo Economico sul tema.
Ebbene: analoga attenzione va riservata al tema delle Consulenze, assai considerevoli per quantità e qualità, lavoro che sarebbe opportuno reinternalizzare, con l’obiettivo di saturare la manodopera sociale, al fine di una crescita professionale, per cogliere gli obiettivi della DigiTIm, ed anche in ottica di risparmio.

Negli ultimi anni, nonostante la solidarietà presente in TIM, le consulenze sono aumentate ed i nostri colleghi si sono visti affiancati da giovani provenienti da altre aziende, ma troppo spesso con un trattamento economico e normativo diverso, costretti a fornire la loro prestazione anche oltre il normale orario di lavoro. Il fenomeno ha prodotto internamente diversi effetti negativi:

  • Creazione di costi spesso evitabili.
  • Mancato coinvolgimento dei dipendenti diretti a favore degli esterni su progetti importanti e strategici con perdita di professionalità e conoscenza dei processi.
  • Mancanza di ricambio generazionale ed invecchiamento della popolazione aziendale;
  • Organizzazione del lavoro inefficiente e fuori controllo.

Tutto questo evidenzia un grande male di fondo: un management che negli anni, anziché gestire le proprie Risorse Umane, ha impoverito l’azienda con il solo obiettivo di raggiungere gli MBO personali, scaricando ingiustamente il maggior costo ed i disservizi sulla manodopera sociale con continue dichiarazioni di esuberi.
Per quanto tempo dobbiamo continuare a pagare questa mala gestione?
Per cogliere gli obiettivi della digitalizzazione si dovrebbe tornare ad investire sulle risorse interne con un piano di formazione continua orientata alle tecnologie del futuro (5G, Big Data, Fibra) saturando i fabbisogni professionali interni a partire dalle attività a più alto valore. E si ricominci ad assumere giovani, a partire da quei consulenti che da anni svolgono attività all’interno di Tim.
Slc CGIL Roma e Lazio è disponibile ad aprire una discussione che affronti seriamente le questioni richiamate, partendo dalla rivalorizzazione e motivazione delle risorse interne, per riportare l’azienda a svolgere quel ruolo di traino e leader nello sviluppo delle nuove tecnologie e infrastrutture, indispensabili anche per il sistema paese.

Roma, 7 novembre 2018

Slc-CGIL Roma e Lazio

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