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Home Settori e Documenti TELECOMUNICAZIONI Almaviva ALMAVIVA Comunicato Un Paese capovolto (10-17)
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ALMAVIVA Comunicato Un Paese capovolto (10-17)

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Un Paese capovolto

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Ieri 332 lavoratrici e lavoratori di Almaviva Milano ci hanno ricordato con il loro voto consapevole che la vertenza call center è tutt’altro che chiusa e risolta.
Rigettando l’ennesimo accordo capestro, in fondo, hanno chiesto a tutti noi, dalle Istituzioni al sindacato, di riaprire la vertenza.
Dopo il disastro di Roma, in troppi hanno pensato che scaricare sui lavoratori di Napoli, Palermo Milano e ovunque servisse il peso di un mercato becero fosse la soluzione più facile. Del resto il licenziamento di 1666 persone per diverso tempo da molte parti si è lavorato solo per dividere i lavoratori, cercando ogni giorno un capro espiatorio differente. Si è parlato di tutto meno che di quel datore di lavoro che in Italia lasciava macerie e accordi imposti con la forza del ricatto occupazionale e intanto cresceva e cresce ogni giorno di più in Romania. Continuando fra l’altro a vincere commesse pubbliche cospicue e, magari, qualcun’altra ne vincerà a breve.

Ma non tutto si può prevedere. E così capita che a Milano il 75% dei lavoratori dica no, che stavolta loro non ci stanno a pagare per le incapacità di altri. Sono lavoratori consapevoli del momento difficile che ancora attraversa il Paese. Così come sono ampiamenti coscienti delle difficoltà e delle storture che ancora affliggono il settore ma “semplicemente” ci dicono che no, loro non pensano di dover pagare un altro giro di giostra ai tanti che fingono di non vedere.
Era chiaro, dopo Roma e ancor più dopo Napoli e Palermo, che la strada intrapresa fosse sbagliata, che non servisse al settore e portasse solo sacrifici e divisioni fra i lavoratori, sollevando dalle proprie responsabilità chi, a partire dal Governo e dai committenti, avrebbe la possibilità di incidere positivamente sulle dinamiche del settore e non lo fa fino in fondo.
I lavoratori di Milano ci dicono che forse non è troppo tardi, nonostante i disastri accaduti dal 22 dicembre in poi, per riprendere la battaglia per un lavoro giusto e dignitoso nei call center. E per far questo bisogna necessariamente cominciare dal rendere alle lavoratrici e ai lavoratori di Roma la ragione che meritano e soprattutto il lavoro che gli è stato sottratto.
Non perdiamo quest’ultima chiamata, di danni ne sono stati fatti a sufficienza.

SLC-CGIL ROMA e LAZIO