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Home Settori e Documenti SPETTACOLO Teatri Teatro dell'opera Roma (10-17)
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Teatro dell'opera Roma (10-17)

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COMUNICATO
TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

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Ormai non destano quasi più sorpresa le affermazioni del sovrintendente Fuortes riguardo il passato recente della gloriosa Istituzione che si trova a dirigere da qualche anno.
Risulta ormai davvero stucchevole la narrazione di un Teatro dell’Opera preda, fino a pochi anni fa, di ogni sorta di approfittatore, fossero i dirigenti scelti dalle varie Amministrazioni che si sono succedute o i lavoratori, che invece ieri come oggi continuano a prestare la loro opera nonostante le poco lusinghiere considerazioni del Sovrintendente.

Quegli stessi lavoratori che, ormai tre anni fa, di fronte all’impatto violento dei tagli lineari imposti da una politica poco attenta al valore della produzione culturale concretizzatesi anche in una molto discutibile procedura di licenziamento collettivo, non hanno esitato a mettersi in gioco sia sul piano del recupero di produttività che di veri e propri tagli sul salario per circa due milioni di euro annui. Parliamo dei lavoratori e delle Lavoratrici dell’Opera di Roma, dai tecnici alle masse artistiche, che garantivano prima dell’avvento di Fuortes un ottimo prodotto così come lo garantiscono oggi. In barba a chi si ostina a darne l’immagine poco edificante di un gruppo di privilegiati a spese del contribuente.
Tutto questo francamente è ormai davvero insopportabile.

 

Ci piacerebbe davvero che il sovrintendente accantonasse per un po’ la politica dei monologhi trionfali a mezzo stampa e scendesse fra i rappresentanti dei “suoi” lavoratori a confrontarsi davvero sui problemi quotidiani della Fondazione, che non sono pochi nonostante l’avvento della “nuova era”.

Sono mesi ormai che i rappresentanti dei lavoratori si sono auto sospesi dalla commissione trasparenza istituita a seguito dell’accordo del novembre 2017 a fronte della mancanza pressochè totale della controparte di fornire un quadro esaustivo e completo della situazione della Fondazione. A fronte dei considerevoli sacrifici richiesti, i lavoratori ed i loro rappresentanti avevano chiesto un luogo dove confrontarsi seriamente sulle linee di sviluppo della Fondazione e lo stato “contabile” della stessa. Una prova di maturità e di forte consapevolezza che stride davvero con l’immagine da basso impero che ci si ostina e rendere in alcuni articoli apologetici. Peccato che quel luogo sia stato svuotato di qualsiasi contenuto da una dirigenza ormai cronicamente incline alla autoreferenzialità.

Così come sono mesi che si chiede, in vano, di rispettare l’impegno, anche contrattuale, di discutere il bilancio approvato per avere chiarimenti, per esempio, in merito ad alcuni rilievi pure fatti dal Commissario Straordinario Sole riguardo alcuni capitoli di spesa del bilancio della Fondazione. Insomma un sacrosanto confronto sul futuro della Fondazione, lontano anni luce da quella rappresentazione un po’ macchiettistica che ci si ostina a dare del confronto sindacale in Teatro.
Evidentemente i lavoratori dell’Opera di Roma devono rassegnarsi e farsi bastare gli articoli del New York Times. E chi la pensa diversamente lo fa, evidentemente, per nostalgia di qualche fantomatica indennità frutto dell’oscurantismo precedente l’era Fuortes.

In questi anni, piuttosto, i lavoratori dell’Opera di Roma , come di quelli del resto delle Fondazioni Lirico sinfoniche, si sono mobilitati non per i propri privilegi ma per la sopravvivenza di queste gloriose fondazioni messe in pericolo da provvedimenti draconiani che sono andati ben oltre il condivisibile recupero di efficienza .
Una mobilitazione che ha visto tutto il mondo della Lirica schierato contro una impostazione meramente ragionieristica. Come lo scorso 16 giugno allorquando diversi sovrintendenti aprirono i locali dei “propri” teatri per permettere ai lavoratori, al sindacato unitario, di spiegare all’opinione pubblica i motivi della loro preoccupazione. Furono diversi i sovrintendenti a fare questo atto di vicinanza e condivisione, diversi meno uno sicuramente… Forse avremmo dovuto dichiaraci giornalisti di qualche testa blasonata o ricercatori di qualche istituto demoscopico dal momento che i rappresentanti dei lavoratori non sono particolarmente considerati ultimamente dalla Fondazione dell’Opera di Roma

SLC-CGIL Roma e Lazio.